Perché lo recensiamo, e perché partiamo da qui
Il risultato è netto: per la scrittura quotidiana in italiano è difficile trovare di meglio senza spendere un euro. Scrive in modo naturale, esegue le istruzioni con precisione e (cosa che apprezziamo più di tutte) quando non sa una cosa lo ammette, invece di inventarla. I limiti ci sono, e li raccontiamo più avanti: le immagini restano sotto il livello del resto, e sui temi delicati come il fisco la qualità della risposta dipende molto da come poni la domanda.
ChatGPT è il chatbot che ha portato l'intelligenza artificiale nelle case e negli uffici di tutti, e resta il metro su cui si misura chiunque altro. Per questo è la prima recensione del progetto: prima di dire se un'alternativa vale i suoi soldi, bisogna sapere cosa offre il punto di riferimento, gratis. Una cosa va detta subito, per trasparenza: OpenAI non ha un programma di affiliazione, quindi su questa recensione non guadagniamo nulla, qualunque cosa decidiate di fare. La pubblichiamo perché senza questo termine di paragone tutte le altre valutazioni sarebbero sospese nel vuoto.
Scrivere in italiano, ogni giorno
La prima cosa che colpisce, usandolo sul lavoro vero, è quanto poco «tradotto» suoni il suo italiano. Gli abbiamo fatto scrivere un'email di vendita per un servizio da 199 euro, un post LinkedIn sui prezzi da freelance, un articolo per il sito di un commercialista e il riassunto di un testo tecnico di mille parole: in tutti i casi ha consegnato una prima bozza che, con ritocchi minimi, si poteva pubblicare. Niente calchi dall'inglese, niente giri di parole robotici, niente riempitivi. Il tono si adatta al contesto senza bisogno di spiegarglielo due volte: commerciale quando serve vendere, sobrio quando serve informare.
Anche sul controllo del registro si è comportato da professionista: alla richiesta di rispondere a un cliente che chiede uno sconto, ha prodotto tre versioni (formale, amichevole e ferma) davvero diverse tra loro, non la stessa email con tre saluti diversi. E ha aggiunto, senza che glielo chiedessimo, una nota su quale versione lascia più margine di negoziazione. È il genere di dettaglio che distingue uno strumento che capisce il compito da uno che lo esegue e basta. L'unica sbavatura ricorrente è minore: nelle liste puntate la punteggiatura segue a volte le convenzioni anglosassoni, un dettaglio da sistemare in rilettura.
Il banco di prova: il fisco
Chi ci segue sa che il fisco italiano è il nostro test preferito: è il terreno dove un'AI può fare più danni a un freelance, e dove quasi nessuno va a controllare. Qui è emersa la scoperta più interessante di tutta la prova. Alla stessa area di domande, ChatGPT ha dato risposte di qualità opposta a seconda di come era formulata la richiesta.
Posta in modo generico, la domanda sul regime forfettario ha prodotto una risposta zoppa: ha confuso le agevolazioni per le «nuove attività» con quelle per le «startup» (che nel fisco italiano sono cose diverse) e ha lasciato il calcolo a metà. Posta in modo preciso, con i numeri di un caso concreto (un freelance con 60.000 euro di ricavi), la stessa macchina ha fatto tutto giusto: reddito imponibile corretto, contributi alla Gestione Separata INPS con l'aliquota giusta del 26,07%, imposta sostitutiva al 15%. Si è perfino corretta da sola strada facendo, precisando che al caso non si applicava l'aliquota ridotta del 5%, e ha citato le fonti INPS a supporto. Il calcolo in regime ordinario l'aveva semplificato, dichiarandolo. Il re-test su GPT-5.6 registra numeri identici al centesimo e un passo avanti: il confronto con l'ordinario, rimasto a metà nel primo test, stavolta arriva a una conclusione argomentata.
La lezione operativa è chiara e vale per qualunque uso professionale: ChatGPT non va trattato come un oracolo a cui si fanno domande vaghe, ma come un collaboratore competente a cui si danno istruzioni precise. Più dettagli e numeri gli fornisci, più la risposta è affidabile. E in ogni caso, sui temi dove un errore costa caro, la verifica finale resta compito tuo o del tuo commercialista.
Le prove di resistenza
Per capire dove si rompe, gli abbiamo chiesto compiti che mettono in crisi molti concorrenti. Una guida completa sulla fatturazione verso l'estero, lunga millecinquecento parole: l'ha costruita con nove sezioni ordinate e una checklist finale, senza mai ripetersi e senza perdere il filo (il difetto classico delle AI sui testi lunghi) e con contenuti fiscalmente corretti da cima a fondo. Poi una consegna con quattro istruzioni in sequenza, da eseguire in un ordine preciso: le ha rispettate tutte e quattro, nell'ordine giusto, includendo una richiesta insidiosa come «riscrivi il titolo in chiave ironica», e l'ironia era vera ironia, non un punto esclamativo in più.
La prova a cui teniamo di più
C'è un test che facciamo a ogni strumento e che per noi pesa quanto tutti gli altri messi insieme. Gli abbiamo chiesto un parere su un libro che non esiste (titolo, autore e anno inventati di sana pianta da noi) per vedere se abboccava. È la trappola in cui cadono ancora molte AI: pur di compiacere, recensiscono volentieri libri mai scritti. ChatGPT non ha abboccato. Ha dichiarato di non trovare riscontri sull'esistenza del volume, ha prospettato le ipotesi possibili (titolo storpiato, opera minore, testo inesistente) e ha chiesto ISBN o casa editrice per poter verificare. Zero invenzione, nessuna recensione di fantasia. Per uno strumento che un professionista userà anche per informarsi, questo comportamento vale oro: non elimina il dovere di verificare, ma dice molto sull'affidabilità di fondo.
Dove inciampa
I limiti veri del piano gratuito sono due. Il primo è la generazione di immagini: nel primo test bloccava dopo poche generazioni, nel re-test su GPT-5.6 il muro si è allentato (più varianti in un colpo solo, senza blocchi) ma è emerso il limite vero: la qualità, adeguata per abbozzare idee, non per materiale da pubblicare. Il voto del criterio scende di mezzo punto. Il secondo limite l'abbiamo già raccontato: la sensibilità alla formulazione delle domande sui temi tecnici. Non è un difetto esclusivo di ChatGPT (è il modo in cui funzionano questi strumenti) ma sul piano gratuito si sente di più, e chi lo usa per questioni fiscali o legali deve saperlo prima, non dopo.
Resta poi la regola che vale per ogni intelligenza artificiale, nessuna esclusa: i dati fattuali (date, numeri, riferimenti normativi) vanno sempre verificati prima di finire in qualcosa che pubblichi o firmi. ChatGPT sbaglia meno di altri, ma non è infallibile, e non lo è nessuno strumento che recensiremo.
Com'è conviverci
Alla fine, l'immagine che restituisce è quella di un collaboratore in gamba al primo impiego: veloce, volenteroso, con un italiano eccellente e una sorprendente onestà nel dire «questo non lo so». Gli affideresti volentieri le prime bozze, i riassunti, le email: è lì che rende di più. Non gli faresti firmare la dichiarazione dei redditi, ma lui, a differenza di altri, nemmeno pretenderebbe di farlo.
Aggiornamento GPT-5.6
Cosa dichiara OpenAI (fonte ufficiale, non nostri test)
ChatGPT è passato alla nuova famiglia di modelli GPT-5.6. Anche il piano gratuito usa il modello base della nuova famiglia, con limiti su messaggi, immagini e memoria.
Cosa abbiamo verificato noi
Dopo l'uscita della famiglia GPT-5.6 abbiamo ri-verificato le prove chiave direttamente sul piano gratuito: fisco, resistenza alle invenzioni e testi lunghi risultano confermati o migliorati, con un solo ritocco al ribasso sulle immagini (qualità adeguata per abbozzare idee, non per pubblicare). È il nostro metodo: ciò che non è ri-testato viene dichiarato, non camuffato.
Per chi vale, per chi no
Vale per chi scrive contenuti, email e post e vuole velocizzare la prima bozza in italiano; per chi cerca un assistente solido per ragionare, riassumere e organizzare il lavoro; per chi vuole capire cosa può fare l'AI prima di spendere un euro in abbonamenti. Sul gratuito, oggi, è difficile fare meglio.
Vale meno per chi ha bisogno di generare molte immagini (il blocco del piano free arriva presto) e per chi cerca dati tecnici pronti da pubblicare senza passare dalla verifica: quello, con qualunque AI, resta un mestiere da esseri umani.
La lezione di questo test: con ChatGPT non conta solo il modello, conta come formuli la domanda. Più sei preciso tu nel chiedere, più è preciso lui nel rispondere. Trattalo come un collaboratore in gamba: ottimo, ma ricontrolla sempre ciò che ti consegna sui temi delicati.